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I dischi del 2014 che regalerei

Li appunto qui altrimenti poi dimentico cosa ho ascoltato l’anno scorso e finisco come quelli che dicono che i dischi belli non li fanno più, e non è vero.
Nota: “che regalerei” è solo un modo alternativo di dire “i miei preferiti” tra quelli che sono usciti nel 2014. Ma è anche relativamente vero, dato che ancora mi capita di regalare dischi (anzi è soltanto per regalarli, che mi capita di comprarli materialmente). Nota 2: è una selezione pesantemente condizionata dai miei gusti limitati e dai soli modi in cui ascolto musica nuova. E chissà quante belle cose italiane mi perdo, lo so.
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OK Computer

Un giorno di 17 anni fa il vano CD del nostro piccolo stereo portatile plasticoso si aprì per accoglierne uno che non avremmo più levato da lì dentro per mesi. Io e mia sorella avevamo da poco convinto nostro padre – uomo generosissimo, ma servitore fedele del dio Valvola e nemico eterno dei Transistor – a comprarci uno di quegli “stereo moderni” che chiunque tra i nostri amici possedeva fuorché noi, che ancora ascoltavamo musica con lo stesso grammofono che a natale sparava Tu scendi dalle stelle. Figurarsi l’espressione del suo volto quando cercammo di persuaderlo parlandogli della praticità e larga diffusione del “compact disc”, lui che ancora oggi la radio FM continua a chiamarla “modulazione di frequenza” e a odiarla segretamente rimpiangendo le onde corte.
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E ha 70 anni pure Keith Richards

Di Keith Richards – il-chitarrista-dei-Rolling-Stones, che uno famoso lo è sempre stato, ma che negli anni è diventato un personaggio ancora più eccentrico e “di tendenza”, forse anche più di Mick Jagger – non si dice mai abbastanza spesso la cosa più importante: che è lui l’autore delle musiche di alcune delle canzoni più belle mai scritte dai Rolling Stones, e mai scritte punto. Di una di queste – Street Fighting Man, del 1968, una delle sue preferite – ha parlato qualche giorno fa al Wall Street Journal, raccontando la storia di come gli venne in testa la melodia.
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Sometimes I wonder who am I

Succede questa cosa qui – a me spessissimo, credo a molti – con i libri, i film e la musica, soprattutto la musica: che uno i “grandi” li conosce tardi, inevitabilmente tardi, quando tutti ne hanno già detto tutto, e passare di lì è un po’ come accendere una candela per la prima volta, sì, ma a Lourdes, in mezzo a migliaia di altre candele che bruciano lì da chissà quanto. Se ti butta male, è un attimo e ti ritrovi in mezzo ai fanatici, e ti passa proprio la voglia. Se invece va come deve andare, piano piano ti sembra che ascoltare quella musica sia come sincronizzarsi col respiro di un gigantesco animale preistorico, che è una cosa bella proprio perché non sei da solo a farla (e tanti prima di te lo hanno già fatto).
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